DIETE-E-DISTURBI-ALIMENTARI1

I Disturbi del Comportamento Alimentare, sempre più diffusi oggi, sono situazioni di forte disagio caratterizzate da una alterazione del rapporto tra corpo e cibo. L’insoddisfazione per il proprio corpo può infatti portare la persona a mettere in atto comportamenti diversi volti a manipolare il cibo e il rapporto con questo, per modificare il corpo stesso. Alla base dei diversi comportamenti che vanno dal rifiuto del cibo, al controllo ossessivo del peso, delle calorie, a strategie di eliminazione e compensazione, all’uso vigoroso di lassativi, all’intensa attività fisica, c’è la sensazione di inadeguatezza in relazione alla propria immagine corporea rispetto ai modelli estetici proposti dalla nostra società. Si può così facilmente giungere a situazioni in cui il valore di sé e l’autostima dipendono totalmente dalla bilancia e dalle forme che si hanno. La convinzione che si sviluppa è quella che solo se si raggiungono certi canoni di magrezza, in conformità con le aspettative sociali, si potrà aver riconoscimento ed accettazione. Questa convinzione è accentuata spesso dal fatto che tali disagi emergono nel corso dell’adolescenza, periodo estremamente difficile per la definizione della propria persona e l’identificazione con gli altri. L’adolescenza è infatti un periodo di passaggio tra la fanciullezza e l’età più matura e spesso, nella definizione del proprio sé, l’insicurezza per quello che si è e il bisogno di sperimentare opposto al bisogno di protezione, creano situazioni di ansia in relazione all’essere accettati e riconosciuti come validi e che passano dalla forma e presenza fisica.  Gli ideali di un corpo snello e slanciato per le ragazze e prestante e robusto per un ragazzo influenzano di gran lunga vissuti e i rapporti con se stessi e gli altri.  Il cibo dunque è una modalità con cui si esprime un disagio più grande legato alle emozionalità interne, al rapporto con la propria immagine corporea, alle proprie insicurezze. Non è in tal senso un disturbo della “fame” quanto esprime un intenso bisogno di amore, di allontanamento dalla solitudine. Il controllo sul cibo diviene l’unico adattamento possibile, l’unico che si trova per lenire la sofferenza vissuta: diviene un modo di sopravvivere e sentire meno dolore.

Come si manifestano?

I disagi legati all’alimentazione non sono tutti uguali e assumono diverse sfaccettature a seconda dell’imprescindibili unicità delle persone. Tuttavia sono stati suddivisi in categorie a seconda delle caratteristiche principali che li determinano.

L’anoressia nervosa è legata al timore di prendere peso o mantenerlo il peso al di sopra di quello minimo normale. Si caratterizza per l’intensa paura di ingrassare, per la difficoltà ad ammettere il sottopeso, per la presenza di amenorrea nelle donne e infine, per la preoccupazione continua in relazione al peso e alle forme: tale preoccupazione può condizionarne l’autostima e la considerazione del proprio sé. Irritabilità, oscillazioni dell’umore, senso di inadeguatezza, idee di perfezionismo, difficoltà di concentrazione e bisogno di controllo sono alcune delle conseguenze del disagio e della malnutrizione, senza contare gli effetti e le complicanze mediche cui, con il passare del tempo, si può incorrere.

La bulimia nervosa invece si caratterizza per le abbuffate compulsive durante le quali la percezione del controllo su ciò che si ingerisce viene meno. La persona avverte un irrefrenabile bisogno di “riempirsi” di ogni tipo di cibo e ne assume in un periodo di tempo definito, una quantità superiore al normale. Per prevenire l’aumento di peso le persone successivamente ricorrono a vomito autoindotto, uso di lassativi e attività fisica intensa. Il senso di colpa per aver mangiato troppo anche in questo caso è molto forte e ha ripercussioni sull’immagine di sé. Nonostante sia molto diffusa, questa dimensione del disagio alimentare è meno evidente perché generalmente le persone che ne soffrono mantengono un peso normale o leggermente superiore alla media.

Esistono poi i disturbi alimentari “atipici”, quadri più sfumati clinicamente ma con uguali conseguenze psicobiologiche e altrettanto condizionanti l’adattamento quotidiano. 

Le cause:

Lo spostamento dei valori negli ultimi decenni sempre più volto all’avere e all’apparire ha favorito una maggiore attenzione al corpo e alla forma. Tuttavia questa non può essere individuata come unica causa di un disturbo alimentare. Tali disagi infatti nascono da concause che si autoalimentano a vicenda, dai fattori individuali, biologici e psicologici (bassa autostima, insicurezza, sentimenti di colpa, ansia ad esempio), a quelli familiari fino a quelli socioculturali legati ai messaggi culturali di confronto e perfezione, accentuati in adolescenza. È importante sottolineare che la famiglia può favorire il mantenimento di una tale sintomatologia, ma non esistono famiglie con configurazioni particolari che promuovono i dca. Tuttavia vivere in ambienti poco armonici in termini relazionali, a forte conflittualità o disagio, può sostenere il mantenimento della problematica. Spesso i genitori soffrono del disagio dei figli e se ne attribuiscono la colpa. I disturbi alimentari infatti, hanno un notevole impatto su tutti coloro che contornano la persona che vive la sofferenza e comportano un riassetto totale e la messa in discussione di tutte le relazioni che la persona vive. Così come si è dimostrata l’utilità dei gruppi di auto mutuo aiuto per le persone che soffrono in prima persona dei disagi alimentari, nella mia esperienza clinica con queste difficoltà, ho rivelato la grande utilità dei medesimi gruppi rivolti ai genitori di coloro che soffrono del difficile rapporto con il cibo: spesso i genitori infatti soprattutto con figli adolescenti, hanno bisogno di confrontarsi e condividere le proprie esperienze. In tale modo oltre a sviluppare maggiore consapevolezza personale e genitoriale, i genitori si aiutano a vicenda ricevendo e dando supporto emotivo.

Chi ne è colpito?

Nonostante i disturbi legati all’alimentazione scorretta siano da sempre stati considerati “femminili” con insorgenza tra l’adolescenza alla prima età adulta, sempre di più negli anni si è assistito ad un aumento del disagio anche tra la popolazione maschile. Molte volte i disagi alimentari negli uomini non vengono precocemente riconosciuti e c’è la difficoltà maschile ad accettare, senza vergognarsene, di soffrire di un disturbo socialmente riconosciuto come femminile. Ne risulta che l’incidenza è molto sottostimata.  Uno dei fattori di rischio tra gli uomini è il sovrappeso infantile. Per superare il senso di sconfitta e derisione che spesso questo ragazzi subiscono dai pari, i ragazzi possono cominciare a seguire diete restrittive, ad avere un atteggiamento ossessivo nei confronti del cibo e della pratica di attività fisica.  L’attenzione del genere maschile alle forme e al corpo può portare anche a quadri meno riconosciuti ma ugualmente disadattavi come nel caso di ortoressia, ossia l’ossessione per un’alimentazione eccessivamente sana o della bigoressia. Nella bigoressia la maggiore preoccupazione del ragazzo non è tanto quella di raggiungere un peso ideale come nei quadri femminili, quanto quella per la propria muscolatura. Si giunge così ad attenersi a rigidi regimi alimentari e di esercizio fisico estremo per accrescere fortemente la muscolatura compromettendo così salute e vita socio-lavorativa.

Come accorgersene?

Come genitori, educatori, amici è molto importante cogliere le prime avvisaglie di tali disturbi. La grande attenzione al peso, diete improvvisate, la riduzione della quantità/qualità di cibo e la frequenza dei pasti, la paura di ingrassare nonostante la persona sia evidentemente in sottopeso, il rifiuto di accorgersene, pensieri e conversazioni su cibo e nutrienti, l’evitamento delle situazioni sociali in cui si consumano pasti, il consumo eccessivo di cibo, episodi di compensazione, sono tutti elementi da valutare per accorgersi e sostenere la persona e far sì che acquisisca consapevolezza per poter chiedere aiuto. Se il problema è affrontato con prontezza e interventi adeguati, che non possono prescindere da un lavoro integrato svolto  da équipe multidisciplinari (psicoterapeuta, psichiatra, medico, nutrizionista), le possibilità di combattere e uscire dalla problematica aumentano notevolmente.

Prendersi cura del “mal d’amore” e ritrovare l’equilibrio interiore è possibile!

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