Schermata 2015-12-30 alle 11.34.20

della Dott.ssa Maya Bacci Psicologa Psicoterapeuta Sessuologa Clinica

Negli ultimi anni si è assistito allo sviluppo non solo di una maggiore presa di coscienza di tutti gli aspetti che riguardano la gravidanza, come la piacevolezza e la preparazione alla genitorialità durante l’attesa per entrambi i genitori, la nascita dei bambini e i loro bisogni primari, ma si è cominciato anche a porre attenzione al vissuto della madre prima e successivamente il parto. Ciò ha permesso di evidenziare anche quella parte più sommersa e legata alle difficoltà di ristrutturare, nella neo madre, l’idea di essere diventata mamma, fase non sempre vissuta in armonia e che molte donne si trovano ad affrontare dopo il parto, spesso in solitudine.

Sentimenti di malinconia, tristezza generalizzata, irritabilità, senso di inquietudine che la neo mamma può avvertire entro i primi giorni dal parto, sono sintomi molto comuni che possono riguardare oltre il  70% delle madri. Questi si esauriscono generalmente in circa due settimane dal parto e questa reazione emotivo-affettiva indicata dai clinici come “baby blues”, viene attribuita al brusco cambiamento dei valori ormonali (come il calo degli estrogeni e del progesterone a seguito del travaglio), e allo stress sia fisico che emotivo dovuto alla fase del travaglio e del parto.

Questa reazione di generalizzata malinconia viene ben distinta da quella che invece viene definita come depressione post parto: ecco infatti che alle volte successivamente al parto, molte donne si trovano ad avvertire un umore più instabile e sensazioni affettivamente negative che si declinano in forti crisi di pianto, sentimenti di tristezza, continuata irritabilità, difficoltà ad affrontare il quotidiano con energia, disturbi relativi al sonno, stanchezza e anedonia. Questa condizione viene identificata come una fase depressiva dell’umore causatasi a seguito della nascita del bambino e che oggi riceve adeguata attenzione grazie alla sensibilizzazione e precoci interventi di sostegno offerti alla donna.

Il Ministero della Salute riporta come la depressione post partum colpisca l’8-12% delle neo mamme con un esordio che oscilla tra la 6ª-12ª settimana dopo la nascita del bambino. Le neo mamme infatti possono provare sensazioni che si collegano alla convinzione di non essere all’altezza nei confronti della presa di cura del bambino e di tutto ciò che attende la mamma nel periodo post parto: la vergogna e la colpa che ne conseguono non fanno che esasperare tali emozioni rendendole durature e disadattive. Il senso di inadeguatezza è molto doloroso da accettare da parte della donna e può accrescere il senso di giudizio che generalmente sfocia nella difficoltà di chiedere aiuto e nell’isolamento. Infatti socialmente intorno alla maternità ruotano falsi miti e forti stereotipi che alimentano il senso di colpa e comportamenti non funzionali. Inoltre oramai è sempre più certo che madri con umore depresso hanno difficoltà nell’attaccamento con i bambini, ritenuto fondamentale per lo sviluppo affettivo, cognitivo, sociale e l’evoluzione del sé del figlio. Pertanto è importante proseguire nell’opera di sensibilizzazione in relazione a tali difficoltà che la donna può trovarsi ad affrontare, per aiutare a combattere gli stereotipi e interrompere il vortice di solitudine ed isolamento, continuando a sostenere che un intervento precoce tramite l’educazione/informazione e il sostegno psicologico-psicoterapeutico, possono far sì che la mamma possa ritrovare la spontaneità e la naturalezza nell’interscambio col proprio bambino.

È altresì fondamentale che la madre sia supportata in questa fase di transizione di vita dalla forte salienza affettiva: il sostegno affettivo e il supporto alle cure primarie del neonato da parte della famiglia e in particolar modo del partner, si fa sempre più fondamentale e può agevolare non solo il riconoscimento precoce di campanelli d’allarme che aprono al disturbo, ma può permettere di intervenire in prima persona nella promozione e nel riconoscimento delle risorse della mamma. Ciò può altresì agevolare e stimolare la complicità di coppia e l’elaborazione, da parte di entrambi i partner, della necessaria transizione che porta dalla sola identità di coppia a quella di coppia genitoriale.

 

 

Lascia una risposta

Your email address will not be published.

*