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Con la continua e prolifera diffusione del linguaggio mediatico, da qualche anno assistiamo sempre più alla diffusione del cosiddetto “sexting” estesosi sempre più nella fascia d’età adolescenziale e più precocemente e inesorabilmente nella pre-adolescenza. Tra i ragazzi e le ragazze l’invio di messaggi e immagini con contenuti sessualmente espliciti appare ormai consuetudine, complice l’accesso incontrollato e oramai immediato alla rete. Infatti le connessioni internet tramite smartphones e tablet hanno agevolato l’immediatezza della trasmissione di immagini. Gli adolescenti oggi imparano l’eros tramite la rete con la diffusione di messaggi, immagini e collegamenti con siti a sfondo pornografico.

Nella mia esperienza mi capita sempre più spesso di ascoltare ragazzine e ragazzini che raccontano lo scambio di foto a sfondo osé, pezzi di corpi nudi che si diffondono a una velocità inimmaginabile da un cellulare all’altro e che spesso non lascia indenni i protagonisti: spesso spinti dal gruppo a questa pratica la ragazza o il ragazzo diventano vittime inconsapevoli. Ciò perché non c’è minima consapevolezza del fenomeno sexting e delle conseguenze rischiose che può avere sull’individuo. Si fa per gioco o per “piacere” e incrementare la voglia narcisistica di “piacersi”. E chi non invia messaggi sostiene un sexting passivo perché di sicuro ha a sua volta ricevuto almeno una volta materiale virtuale per appagare una vista e una soddisfazione sessuale assolutamente individualistica ed emotivamente “dis-integrata”. I ragazzi hanno infatti poca consapevolezza della necessaria integrazione tra ciò che si accade nella mente e nel cuore durante lo scambio affettivo e il contatto con l’altro: per tanti oggi, la sessualità è veloce, via sms e scollega e disintegra corpo e cuore. La conseguenza è che i ragazzi usano il corpo senza “sentirlo”.  Purtroppo tra i ragazzi questa immediatezza non va di pari passo con lo sviluppo emotivo e si nota sempre più un totale scollamento tra l’infinità di stimoli che giungono dall’esterno e la possibilità di contenimento interno.

Con la rete tutto è più facile e accessibile, e diventa più semplice esprimere sentimenti altrimenti complicati nella comunicazione spontanea tra due pari. Il messaggio o l’immagine permette di nascondersi meglio e trasmettere con più spavalderia le proprie intenzioni. Il gruppo e i pari generalmente incentivano e spingono verso un erotismo precoce e invasivo dei confini del ragazzo o della ragazza più timidi, spesso con il ricatto che, la non partecipazione al “gioco”, porti come conseguenza all’esclusione dal gruppo. Il rischio è il diffondersi a macchia d’olio di una sessualità facile, emotivamente disintegrata tra mente, corpo e cervello, fredda, calcolatrice e soprattutto veloce! Manca la gradualità, il tenero imbarazzo, il rossore sulle guance, il rispetto per me e per te! I corpi diventano solo carne da fotografare e il rischio diviene realtà: le immagini “regalate” ingenuamente all’amico che ti piace tanto si diffondono rapidamente tra un’infinità di persone.

 

Sexting

 

Velocemente dall’essere al “top” per aver provato questo gioco, si può diventare in rete “out” con notevoli conseguenze sull’emotività di chi ne cade vittima.  Il rischio maggiore del sexting e del texting è la prestazione sessuale precoce vera e propria: si comincia per gioco poi si impara che non è poi così difficile non solo “vedere e fare sesso hi-tech” ma anche farlo nella realtà. Il rapporto con l’altro a cui si chiede solo una prestazione, diviene pratica assai meno faticosa rispetto a quella di impegnarsi in una relazione affettivamente sentita. Il rischio dunque esiste e non è solo legato ad un rischio fisico, come una sessualità precoce che può sfociare in maggior diffusione di malattie trasmettibili sessualmente,  ma ha incidenza anche sulla psicologia dei ragazzi: da problematiche legate all’identità, al disconoscimento dei valori e del rispetto della parità di coppia, a problemi che nel tempo conducono a conseguenze sulla sessualità futura dovuti a questa modalità sessuale veloce e performante, fino all’isolamento, al distacco dal gruppo ad esempio.

Come psicologa tuttavia faccio notare ai genitori l’importanza di non demonizzare la rete e impedirne ogni accesso: stimolerebbe solo curiosità e ribellione adolescenziale. Il supporto familiare presume il mettersi in ascolto, parlare di sessualità, trasmettere valori e senso di parità, fare sentire ai ragazzi che ci siamo, senza giudizio, pronti ad accoglierli quando loro stessi sentono che è possibile parlarne. Invadere gli adolescenti con faziosità e giudizio non è che controproducente: osservare e mettersi in ascolto invece credo che sia ancora possibile!

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