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della Dott.ssa Maya Bacci Psicologa Psicoterapeuta Sessuologa Clinica

Già con la scoperta della gravidanza l’esperienza della sessualità nella coppia comincia ad assumere un significato diverso in entrambi i partner. Tutti noi sappiamo che salvo diverse indicazioni ginecologiche, l’esperienza della gravidanza non ostacola l’accesso al piacere, anzi può rafforzare la complicità dei partner. Tuttavia spesso il timore di non rispondere più ai canoni estetici di gradevolezza precedenti al parto per la donna e la paura degli uomini di poter danneggiare il nascituro, spesso rallentano l’incontro delle coppie. Molte coppie custodiscono a ragione lo scambio affettivo con la vicinanza emotiva, con il ritrovamento del potere del bacio, delle carezze reciproche, del petting dandosi così la possibilità di sperimentare l’intimità in tutte le sue sfaccettature di cui la genitalità non è che un aspetto.

Dopo il parto le nuove responsabilità e la ricerca di un nuovo equilibrio affettivo oltre che pratico porta a fare i conti con una realtà fatta di notte insonni, stanchezza fisica, ansie, disponibilità assoluta nella cura e nella comprensione, allattamenti interminabili nel tempo che allontanano da una necessaria ristrutturazione dell’immagine del corpo femminile tipica della transizione alla genitorialità, da corpo che da nutrimento e accudimento a corpo erotizzato.

Le responsabilità ci schiacciano, e nonostante l’amore per il figlio compensi affettivamente il desiderio dei partner di vicinanza, capita che i partner si ritaglino sempre più spesso oasi emotive lontane tra loro e la sessualità divenga l’ultimo e sparuto ricordo piacevole abbandonato in un angolo del pavimento ricoperto di giochi e pannolini. Spesso accade che la madre si dedichi maggiormente alla cura del figlio con la conseguenza di non avere spazio temporale e mentale per pensare alla sessualità, così necessario per alimentare il desiderio femminile. I partner dal canto loro pur comprendendo, rivendicano una vicinanza affettiva oltre che fisica e il rischio in cui si incorre è che gli scambi tra partner che si mantengono si riducano a una sessualità performante, immediata, stanca, lontana dalle scintille che accendono il desiderio, l’erotismo e la seduzione che si spenge nei doveri genitoriali.

Il piacere al contrario va connotato con emozioni buone, positive altrimenti diviene qualcosa da rifuggire pauroso che ci blocca nell’espressività del futuro incontro-scambio sessuale accendendo i canali dell’ansia da prestazione, del ritiro, dell’incomprensione e della rabbia, apri porta di molte disfunzioni che oggi arrivano negli studi del sessuologo. L’eros nasce e si rinnova più facilmente nell’imprevedibilità che la genitorialità al contrario rifugge e la sessualità necessita, soprattutto al femminile, di tempo e disimpegno mentale da ansia e preoccupazioni: il desiderio va nutrito perché la dimensione relazionale della sessualità di coppia riprenda a navigare nella terra della complicità, del gioco, del luogo per sé.

Ricominciare a riconquistare il piacere è possibile: il primo passo prevede che si possa riprendere possesso del nostro corpo come luogo del piacere e del desiderio soprattutto per la donna che deve ricostruire l’immagine del proprio corpo dopo il parto. Ridefinire poi i confini dei nostri tempi e spazi è fondamentale per ripartire e non significa interporre i nostri bisogni ai doveri genitoriali, come spesso siamo portati a pensare, ma riguadagnare benessere personale che si ripercuoterà positivamente sul partner e sulla famiglia. Divenire genitori comporta l’aumento delle nostre competenze non la cancellazione o l’annullamento di ciò che prima eravamo: spesso le coppie permettono che i doveri genitoriali guidino totalmente la loro storia di vita e di coppia. Riappropriarsi di uno spazio per il sé significa darsi possibilità di curare nuovi o vecchi interessi ludici, lavorativi, di impegno sociale o amicale che necessariamente riaccendono la consapevolezza e il piacere di essere noi stessi, permettendo anche di ri-approcciarsi con un piacere corporeo da condividere e scambiare con il partner.

La sessualità infatti può e va continuamente nutrita nella quotidianità, integrandola con un’intimità affettiva che permette il rinnovo già di per sé della complicità base dell’impegno genitoriale: la sessualità non si esaurisce in genitalità e la complicità e il desiderio si rinnovano nello scambio affettivo, nelle attenzioni reciproche, nella comunicazione, nell’abbraccio, nelle coccole, nei progetti, nelle fantasie. Rinunciare a spazi personali e di coppia allontana da noi stessi e dal partner creando muri di incomunicabilità, rabbia, distanza.

Nella psicoterapia sessuale e di coppia il sessuologo accompagna la coppia verso il recupero del proprio sé individuale, che può e deve continuare ad esprimersi, così come verso la ridefinizione di un’identità di coppia che ha vissuto un cambiamento, perché si possano recuperare spazi di comunicazione, di ascolto empatico, spazi di piacere affettivo e sessuale, crescita di complicità

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