Stress: è una delle parole che oggi giorno più spesso usiamo per definire come stiamo, ma troppo spesso sottovalutiamo la conseguenza e l’impatto che questa nostra attivazione mente-cervello- corpo ha sul nostro benessere fisico e mentale.

Ma cominciamo a definire cosa significa essere stressati. Se devo affrontare un esame universitario sono sotto stress? E una gara sportiva? E se perdo il lavoro? È lo stesso meccanismo? Si può parlare in entrambi casi di stress?

Che cosa è lo stress?

Comunemente usiamo questa parola per identificare un periodo che non va e non riflettiamo mai sul fatto che senza stress non ci sarebbe vita perché lo stressè la risposta strategica che ognuno di noi mette in atto per affrontare e adattarsi a ciò che ci circonda, per cui entro un certo limite è la forza energetica per muoversi nel mondo. Questo “stress buono” (detto eustress) infatti ci permette di essere attivi e di interagire con la realtà, ci permette di affrontare un esame con energia, un colloquio con efficacia o di superare situazioni che si prospettano difficili, per fare solo alcuni esempi, proprio perché è una reazione generale di adattamento che ci permette di prepararci affinché le risorse del nostro corpo e della nostra mente siano incanalate verso la soluzione di un problema che ha rotto il nostro equilibrio.

 

 

Siamo soliti lamentarci ad esempio di come ci stressi il passare del tempo nel traffico dell’ora di punta, ma non è tanto il traffico a stressarci, quanto la nostra reazione al traffico, reazione che può essere diversa da persona a persona (qualcuno vive il traffico come normale routine quotidiana e qualcuno reagisce con rabbia!) e a seconda del periodo di vita che stiamo attraversando ad esempio se sono in ritardo da un mese sulle scadenze lavorative e a casa tutto va a rotoli nelle mie relazioni o se al contrario, rientro dopo un mese di meritate e godute ferie. Pertanto ogni agente stressante -cioè qualcosa di inaspettato che arriva alla mia percezione e attenzione- che sia di natura fisica, biologica o psicosociale, può provocare due reazioni: una positiva eustress e una negativa distress. Quest’ultima che può sfociare in patologie psicosomatiche in base alle capacità della persona di essere resiliente, di avere capacità di coping(il nostro modo di far fronte a qualche evento esterno) e di attivare le risorse per affrontare la situazione. La reazione e il processo di attivazione e di adattamento mente-cervello-corpo è il medesimo di fronte a ogni fonte di stress, sia che sia ad esempio dover affrontare una gara sportiva o un forte trauma.

Ma quali sono le fonti di stress?

Come abbiamo visto lo stress è una reazione naturale che si attiva di fronte a qualcosa che percepiamo come potenziale interruttore del nostro equilibrio e dipende dalla nostra soggettività, dal modo in cui interpretiamo gli eventi, dalla nostra personalità, dalle fasi di vita che attraversiamo, dai nostri pensieri ed emozioni. Lo stresspuò essere imputato:

-a cause esterne come quelle legate all’ambiente e ai cambiamenti che in questo si verificano

-alle relazioni sociali e relazionali (dai problemi familiari, a quelli di coppia a quelli sociali)

-al lavoro (si parla di stress-lavoro-correlato che oggi è alla base di molte assenze dal posto di lavoro)

-al proprio mondo interiore: emozioni forti, pensieri negativi, la nostra personalità possono portarci a perdurati periodi di stress spesso legati a fasi e passaggi di vita importanti. Questo ci porta a capire l’integrazione continua del sistema nervoso, immunologico ed endocrino e ci chiarisce come il nostro stato psicologico influenzi profondamente l’assetto del sistema biologico.

 

 

Come funziona la risposta allo stressor?

La risposta che attiviamo, indipendentemente dalla natura dello stressor,ricalca quella di attacco-fuga, ereditata dal mondo animale per permetterci la sopravvivenza, e prevede tre fasi:

1- la fase di allarmein cui tutte le risorse disponibili dell’organismo si rendono disponibili per rispondere a questa richiesta inaspettata percepita a livello consapevole o inconsapevole e che ci dice che il nostro equilibrio sta per essere intaccato: sinteticamente possiamo dire che si attiva il sistema nervoso simpatico perché tutto l’organismo sia pronto a rispondere efficacemente a ciò che accade, comincia la produzione di ormoni, soprattutto cortisolo, e aumenta il metabolismo corporeo (accelerazione del battito del cuore, della sudorazione, blocco della digestione, aumento di pressione e battiti, diminuzione della capacità attentiva, aumento del tono muscolare etc)

2- la fase di resistenzache perdura fino a che abbiamo la percezione anche solo emotiva, che ancora è necessario “essere attivi e pronti” alla reazione. Tutto l’organismo cerca di “tenere, resistere” grazie all’attivazione dell’asse ipotalamo-ipofisi-surrene che sostiene la risposta biologica e psico-comportamentale e continua a produrre cortisolo. Il cortisolo definito come “ormone dello stress” proprio per il suo aumento produttivo in condizioni di stresspsico-fisico, permette di inibire tutte quelle funzioni corporee non indispensabili nel breve periodo, per assicurare tutto il sostegno alla risposta allo stress. La produzione di cortisoloabbassa le difese immunitarie, pertanto se questa fase di resistenza si protrae per lunghi periodi perché percepiamo il persistere del pericolo -sia reale che pensato-, possiamo incorrere in conseguenze. Infatti il permanere in questa seconda fase ci fa essere perennemente in attivazione, il nostro sistema complesso  mente-cervello-corpo continua a reagire di continuo non tornando ad una situazione di equilibrio consentita dall’accesso alla fase successiva. Le risorse del nostro organismo così vanno ad esaurirsi e la semplice attivazione adattiva messa in campo per rispondere allo stress, si trasforma in stress cronico con conseguenze negative sull’umore, i comportamenti e sulla nostra salute fisica.

3- la fase di esaurimentoè la fase conclusiva della risposta allo stressche si attiva quando la persona percepisce che il pericolo è passato e ci si può rilassare. Dopo un esame importante abbiano un naturale calo energetico accompagnato da un senso di sollievo. Se al contrario la fase precedente si è perdurata molto e le risorse di energia si sono consumate del tutto, il periodo di esaurimento può rivelarsi estenuante perché lo sforzo si è protratto oltre i normali livelli di attivazione e la difficoltà a “dis-attivarsi”diventa più  lunga e difficoltosa.

 

 

Quando lo stress diventa cronico?

L’osservato speciale che dobbiamo tenere sott’occhio è lo stressche inesorabile continua la sua corsa, che non trova una risoluzione in tempi adeguati e che continuando a farci attivare può divenire dannoso per la nostra salute. Questo accade quando:

-gli stimoli stressanti sono troppo intensi

-prolungati nel tempo

-quando non c’è un periodo di recupero adeguato tra un periodo di stresse l’altro

-quando ci sono tanti stimoli stressanti che per la loro intensità consideriamo sotto soglia, ma che sommati insieme esplodono nella forza al pari di uno stimolo di forte intensità.

In tutti questi casi, i nostri sistemi emotivo, metabolico e immunitario ne risentono, si abbassano le difese e il nostro organismo è più esposto alla vulnerabilità che incide negativamente sui nostri pensieri, i nostri stati d’animo e sulla nostra salute fisica.

Gli studi di psiconeuroimmunologia sottolineano come lo stressdivenga cronico in appena un mese dall’inizio della risposta stressante in cui non riusciamo a ristabilire il normale equilibrio della risposta di stress.

Conseguenze dello stress cronico?

La conseguenza dello stress possono essere svariate e si legano sempre alla nostra soggettività e capacità di affrontare le situazioni. Possiamo suddividerle in diverse categorie:

-comportamentali: dai comportamenti di rabbia non controllata, all’abuso di sostanze o stati di dipendenza, alla pigrizia o demotivazione, alterazioni del ciclo del sonno, isolamento etc

-emotive: con l’aumento di situazioni di non gestione degli stati ansiosi, abbassamento dell’umore, stati depressivi

-cognitive: stress cronici perdurati possono alterare l’attenzione, incidere sulla memoria, diminuire le capacità decisionali, ridurre la flessibilità di pensiero etc

-fisiche: problemi cardiocircolatori, ipertensione, alterazione del sistema immunitario, alterazioni alimentari, problemi digestivi, aumento di peso ect.

 

 

Come possiamo riconoscere lo stress cronico?

Riconoscere lo stressvissuto e dunque le connessioni cervello-mente e le attivazioni del corpo che comporta, è il primo passo per viverlo in modo pro attivo perché non sia lo stressa guidare il nostro percorso ma perché, riconoscendone i sintomi e ascoltando i processi di attivazione che muove, possiamo sciogliere i nodi che gli stressor(siano nati da eccessive attivazioni interne che da stimoli negativi esterni prolungati nel tempo) provocano, in un’ottica evolutiva e non passiva.

Per riconoscerlo è necessario “accorgersi” dei segnali che manda focalizzandosi su sé, in auto ascolto, sia dal punto di vista fisico, che basandosi sull’ascolto dei nostri pensieri e dei nostri vissuti interni. Solo accorgendoci di come ci prendiamo cura di noi possiamo muovere le risorse che abbiamo per affrontare lostress cronico. Essere presente a noi stessi nel corpo e nella mente nel momento presenteci fa accorgere di ciò che stiamo facendo, aumentando la nostra consapevolezza, processo alla base del ritrovamento delle nostre risorse.

Che possiamo fare allora?

-riflettiamo sui sintomi fisici: sono soggettivi per ognuno di noi ma proviamo a fermarci a riflettere su dove crediamo che il distresspotrebbe colpirci. Ognuno di noi in periodi di forte attivazione reagirà in modo diverso: c’è chi soffre maggiormente di mal di testa, chi per lo più di dolori muscolo scheletrici, chi riflette lo stresssullo stomaco ect.

-riflettiamo e favoriamo una riflessione personale interna: il primo passo per sciogliere i nodi dello stressè cominciare a prendersi cura di sé favorendo l’ascolto e la riflessione personale. Cominciamo a “sentire” che emozioni proviamo in periodi in cui sentiamo che non abbiamo abbastanza risorse per rispondere adeguatamente agli stressor. Quali pensieri negativi si muovono? e inoltre posso prendermi cura di me eliminando impegni inutili? Posso fermarmi invece che farmi assorbire dagli impegni frenetici? Cosa posso rimandare? Quali obiettivi a breve e lungo termine posso darmi? Sono tutte riflessioni che possiamo fare per partire con una graduale presa di cura di noi, partendo da una valutazione fondamentale su quali risorsepossediamo e possiamo mettere in campo per affrontare il periodo di forte distressche stiamo vivendo. Riaccendere il piacere di potersi ascoltare e stare con noi stessi nel momento presenteè il primo passo per poter affrontare lo stress. Ben vengano allora momenti di autoascolto, tecniche di respirazione, sport e movimento, rilassamento, compagnia… secondo ciò che riaccende il piacere di stare bene in ognuno di noi.

Stress buon alleato o cattivo compagno dunque?Se non ci fosse dovremmo inventarlo, ci permettere di vivere attivamente ma attenzione solo riconoscendolo, ascoltando dentro di noi i segnali che manda, possiamo viverlo come “alleato compagno”.

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